We Are Chaos Recensione

“We Are Chaos”, come il “Condominio” di J. G. Ballard, è formato da stanze. Ognuna mette a fuoco, con precisi riferimenti musicali e testi stratificati, il personaggio Marilyn Manson e l’uomo Brian Hugh Warner. Il dipinto di Manson “Infinite Darkness”, presente sulla cover dell’album, vede il volto dell’artista quasi sfumato nell’oscurità e macchiato, nelle parti visibili, con diversi colori: è proprio come il suo undicesimo lavoro discografico, il più eterogeneo della sua carriera. Dentro ci sono rabbia, ironia, slogan che ricordano il Manson iconoclasta di “Holy Wood”, ma anche momenti d’amore e riflessione più vicini a progetti come “Eat Me, Drink Me” e “The High End of Low”, fortunatamente con molta più qualità. Un caleidoscopio, raffinato ed equilibrato, di tutte le anime di Manson, capace di spaziare dal rock al pop, passando per il metal e la new wave.

Ordine nel caos
Il progetto si inserisce in un recupero creativo, dopo alcuni anni difficili, iniziato con “The Pale Emperor” del 2015 e “Heaven Upside Down” del 2017, ma non si presenta puntando su un suono preponderante, preferisce nuotare e immergersi in atmosfere distinte, in alcuni frangenti fortemente retrò. Ambisce a trovare un ordine, frutto di diversi elementi, nel caos. In “We Are Chaos” non c’è una ricerca spasmodica dell’effetto shock, chiave con cui Manson per molti anni ha pensato di poter accedere ovunque, ma una consapevolezza matura che fa da filo rosso. 

Da Bowie alla Leonard Cohen: Manson non nasconde i suoi padri
Co-prodotto dallo stesso Manson e dal vincitore di un Grammy Shooter Jennings, le dieci tracce presenti nell'album sono state scritte, registrate e finalizzate prima dell’arrivo della pandemia: parlano di vite “rotte” dagli sbagli, di rimpianti, della decadenza di successi superflui, di come gli uomini facciano a gara a mangiarsi da soli, tema presente nel brano di apertura “Red Black And Blue” che, dopo un minaccioso monologo iniziale, si trasforma in una marcia heavy metal negli abissi. Nel ritornello pop di “Don't Chase The Dead” emerge l’amore per David Bowie in cui una musica aperta e liberatoria, smaccatamente pop nel ritornello, in cui trovano spazio chitarra acustica e tastiere, si mischia a urla rotte e strozzate. “We Are Chaos”, il singolo del lancio del progetto, è graffiante e non nasconde riferimenti ai Beatles, mentre “Half-Way One Step Forward” sembra una cartolina in arrivo dagli anni ’80 dove si percepiscono echi new wave e industrial. “Infinite Darkness” è per chi non può fare a meno del Manson più aggressivo e spettrale, mentre "Perfume", in cui il rocker chiede a Satana di mettersi dietro di lui, invito sessuale esplicito, è un rock-blues provocatorio con cori caldi. Il folk rock di “Broken Needle” fa capire ancora una volta perché Manson in alcune interviste abbia più volte citato Leonard Cohen come “ispiratore di alcuni brani”, ma anche questo è un pezzo capace di mutare, di aprirsi come le ali di un demone diventando massiccio. "Non ti suonerò mai più", ripete Manson mentre la musica svanisce.

La canzone imperdibile: “Paint You With My Love”
È quella che non ci si aspetta e proprio per questo merita di essere ascoltata. “Paint You With My Love” fa capire alla perfezione l’eterogeneità di “We Are Chaos”. Una canzone lenta, un amore sporco, coretti morbidi e dolci e poi, improvvisamente, un urlo liberatorio, una frenetica tempesta di suono che non perde, sottopelle, la sua fiamma originaria.

(Articolo originale su Rockol.it)

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