Live Recensione

A volte penso quanto sono stati pesanti per gli artisti questi ultimi 12 mesi, specialmente per coloro hanno come attività centrale le esibizioni dal vivo. In questa categoria c'è sicuramente Joan Wasser, meglio conosciuta come Joan as a police woman. Pensavo a tutto questo leggendo le note di produzione di questo suo primo disco live un po' atipico.

La genesi di Live

Il suo ultimo disco di inediti (molto bello peraltro) si intitolava “Damned Devotion” uscito a febbraio del 2018 e seguito da sei mesi di intenso tour tra Europa (Italia compresa) e USA. Un tour minimale con tre musicisti che nel corso dei mesi era molto cresciuto sia a livello musicale sia di affiatamento della band, al punto che nel novembre dello stesso mese, tornati a casa a New York, decisero di ritrovarsi al Faraway Jazz Studio di Brooklyn per registrare dal vivo tutti i 17 brani come un vero concerto, ma senza pubblico. “Come se fosse l'ultimo show” dice Joan, e in effetti è stato un po' così.
Così dopo un paio di dischi di cover, e zero tour, quando a marzo 2020 si sono ritrovati tutti in lockdown, Joan ha fatto su e giù ogni giorno in bicicletta da casa agli studi Trout Recording per incontrare Adam Sachs, ingegnere del suono, e mixare il disco. “Lavorare a questi brani che erano pieni di vita ci ha aiutati molto a superare quel periodo” scrive la Wasser.

Soul minimale e sensuale 

Il disco si apre con le prime tre canzoni con cui iniziava “Damned Devotion”: “Wonderful” e “Warning bell” sono signore canzoni che non si dimenticano, con questo mix di soul bianco e canzone d'autore che è un po' la sua cifra stilistica. In “Tell me” compare anche il moog con i musicisti che si esibiscono in cori à la Bee Gees. E' un set che mescola sapientemente di sensualità e dolore, anche se non possiamo godere della  presenza magnetica e anche spiritosa di Joan. Il live oltre a comprendere quasi tutte le canzoni del disco del 2018 (compresa la dolente “What was it like” dedicata al padre scomparso), passa in rassegna anche i principali successi dei precedenti cinque dischi come “Eternal Flame” e “Christobel” tratte dal disco di esordio del 2007 “Real life”. Sebbene i tre musicisti  - Parker Kindred alla batteria, Jacob Silver al, Eric Lane alle tastiere e al sax – siamo bravi e volenterosi, in alcuni pezzi si sente un po' l'assenza di una band più allargata con sezione fiati e un paio di strumenti in più. 
A chiudere il set e il disco la bellissima “The Magic” tratta da “The Deep Field” e la lunga e irriconoscibile di “Kiss” di Prince, su cui però il recensore qui sospende il giudizio. 

 

(Articolo originale su Rockol.it)

Torna

Tutto su Joan As Police Woman