Magica Musica Recensione

Fino a qualche anno fa, difficilmente un progetto come quello di Venerus avrebbe trovato una collocazione nel panorama discografico italiano. Preda dell'emulazione e sprezzanti del pericolo, con fatica le etichette avrebbero investito soldi ed energie su un artista così coraggioso e inetichettabile e su un disco come "Magica musica". E con fatica sarebbero riuscite e lanciarlo. La sua musica non è pop, non è rap, non è elettronica, non è soul, non è indie, non è cantautorato: o forse è tutte queste cose unite insieme, mescolate in un cocktail psicoattivo. Come convincere le radio a passarlo? Come presentarlo alla critica? In quali spazi farlo esibire, in tv? Fortunatamente per lui (e per tutti quelli come lui), negli ultimi anni le cose sono radicalmente cambiate. Su tutti i fronti. Sarà che da parte di chi la musica la propone, di chi la racconta e di chi l'ascolta oggi c'è un'attenzione decisamente diversa intorno a progetti alternativi al mainstream: ma di fatto nell'era dello streaming niente è impossibile (lo testimonia il primo posto conquistato la scorsa settimana dall'album di Mace nella classifica Fimi dei più ascoltati in Italia). Nel 2021 anche un artista come Venerus può e deve ambire a ricoprire un posto tutto suo nella scena. Il musicista milanese ci prova con questo album d'esordio sulla lunga distanza che ha però il pregio di suonare come il disco di un artista già maturo.

Il manifesto

D'altronde Venerus non è proprio un ragazzino: ha 28 anni e una lunga gavetta alle spalle fatta di tanti concerti, esperienze come turnista e anche qualche Ep (da queste parti sentimmo parlare per la prima volta di lui da Frenetik&Orang3, ai tempi di "Dreamline", uno dei primissimi singoli). "Magica musica" è al tempo stesso un biglietto da visita e un manifesto sul quale incide a chiare lettere la sua passione incondizionata per la musica: "Ed io rimango chiuso in camera da solo e lascio fuori tutto il mondo / e cerco tra le note un altro modo per ritrovarmi fino in fondo", canta nei versi di "Brazil". L'attitudine è quella di un musicista anticonformista che non si accontenta di applicare alle sue canzoni formule di successo, ma che prova a spingersi oltre (la copertina, che immortala Venerus in bilico tra due mondi, uno reale e l'altro fantastico, è ispirata a un'iconografia che ritrae l'eretico Giordano Bruno mentre mette la testa "fuori" dalla Terra).

Niente compromessi

Non c'è spazio per compromessi nel viaggio psichedelico di "Magica musica", che attraversa generi, atmosfere e paesaggi tra loro diversissimi: dal soul (non solo dove a farla da padrona sono i fiati, come in "Lucy", in cui cita pure i Beatles, ma anche in passaggi più intimisti come "Canzone per un amico"), alla musica ambient (ma cantata, come in "Dove vai tu"), passando per l'r&b ("Una certa solitudine"), il rap ("Appartamento", con Frah Quintale) e un cantautorato non convenzionale (preziosissima "Sei acqua", suonata con i Calibro 35 e ambientata tutta a Roma, dove il musicista milanese ha vissuto tra il 2016 e il 2018 aspettando che arrivasse il suo momento). Suonano in tanti oltre a Venerus (chitarra, basso e piano), che ha curato praticamente la produzione dell'intero disco con Mace (i due lavorano da tempo insieme e c'è lo zampino di Venerus dietro a diversi brani dell'album del produttore, compresa la hit "La canzone nostra"): al sax c'è Vittorio Gervasi, al trombone Federico Proietti, alla tromba Giuseppe Panico, ai cori Arya Delgado (già vista sui palchi insieme a Ghemon), Roberta Gentile e Dario Schittone, all'organo Hammond Danilo Mazzone, all'arpa Ethel Colella, alle chitarre addizionali Danny Bronzini (a soli 19 anni nel 2015 fu scelto da Jovanotti come chitarrista del suo tour negli stadi).

Più di un'ora di musica

L'album è un atto d'amore per la musica e infatti non si spreca quanto ad arrangiamenti (corposi e complessi), assoli, interludi e durata. Sia quella delle singole canzoni, che non scendono mai sotto ai 3 minuti e anzi il più delle volte si mantengono sopra ai 4 minuti e mezzo. Sia in quella complessiva dell'album, che supera l'ora abbondante di musica. Un po' troppo lungo? Forse. Ma può essere uno stimolo a riscoprire la pratica di ascoltare dischi del genere scoprendone le sfumature ascolto dopo ascolto: un gesto rivoluzionario contro il fast food musicale di questi tempi. 

(Articolo originale su Rockol.it)

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