SOB ROCK Recensione

Ci sono voluti oltre quattro anni a John Mayer per regalare un erede a “The Search for Everything”, che vide la luce nell'aprile 2017. Quattro anni in cui il chitarrista del Connecticut – difficoltà e restrizioni dovute a pandemia e lockdown, a parte - è parso, piuttosto che nel comporre nuova musica, più concentrato a volersi esibire dal vivo, come solista oppure con ponendo la sua chitarra al servizio dei Dead & Company, l'ultima emanazione dei Grateful Dead. Invece eccoci qui, il titolo del nuovo album è "Sob Rock" e per avere una idea di cosa ci si può attendere dai brani che lo compongono ci rivolgiamo direttamente a quanto da lui dichiarato al proposito: "Fate finta che qualcuno abbia registrato un disco nel 1988 e l'abbia archiviato, ed è stato trovato proprio quest'anno". Oppure da quanto viene riportato sui manifesti che si trovano numerosi sui muri di Milano (non so nelle altre città) che ne pubblicizzano l'uscita, 'Nuova musica, fatta alla vecchia maniera'.

Nostalgia canaglia

Ma il disco è proprio come viene propagandato? Beh, non si può negare che l'operazione Eighties studiata da Mayer con la sua casa discografica manchi di progettualità. Partendo dall'artwork della copertina che nella grafica e nei colori pastello ricorda (tra le altre cose) la serie televisiva 'Miami Vice' e che piazza (nella versione dedicata al digitale) in bella vista lo sticker 'Nice Price' in uso tempo addietro su vinili e CD. Questa è la confezione, poi ci sono le sonorità che si rifanno più o meno marcatamente a quel periodo musicale: la chitarrina funk in "New Light", per fare un esempio. Il synth in "Last Train Home" o la chitarra simil Dire Straits in "Wild Blue", per farne un altro paio. Ma il divertente giochino delle citazioni potrebbe andare avanti ancora con l'Eric Clapton nella sua versione più patinata. Per dare maggiore credibilità al suo intento John Mayer ha ingaggiato musicisti come il percussionista Lenny Castro e il tastierista Greg Phillinganes che hanno collaborato con nomi di prima fila degli anni Ottanta quali Toto, Michael Jackson e Stevie Wonder. Quanto al tema principale del disco, è l'amore con tutti i travagli che comporta.

Sono pop e me ne vanto

Nel complesso la nuova fatica di John Mayer è piacevole, ben compilata e altrettanto ben prodotta, e conferma la qualità e il talento di questo musicista oggi 43enne. Dieci canzoni che si possono definire impeccabili nella loro confezione, dove tutto funziona davvero a dovere, a partire dalla specialità della casa, ovvero gli assoli di chitarra disseminati qua e là nei vari brani. Un lieve appunto che si può muovere a Mayer è quello che forse avrebbe potuto osare di più e spingersi maggiormente in là con il tuffo in quegli anni. Prendendosi qualche piccolo rischio in più, 'sporcando' un poco di più le canzoni. I quaranta minuti scarsi che impegnano l'ascolto invece non sono attraversati da alcuna nuvola, il cielo è invariabilmente azzurro: chiamatelo easy rock oppure, senza alcun imbarazzo non è un marchio d'infamia, soft pop di classe. Del resto è stato lo stesso Mayer a definire se stesso in questo modo richiamando anche il suo fare parte dei Dead & Company: "Sono da qualche parte tra un artista pop e una jam band, forse più vicino all'artista pop".

John Mayer è un musicista pacificato

Insomma, John Mayer è nel pieno della sua maturità, è un musicista di successo, ha perfettamente compreso quale sia il suo posto nel mondo e con il talento che ha a disposizione sa come proporre la sua musica e le sue canzoni, volando sopra le critiche che possono giungere e che a volte si attira, poiché nessuno ne è fortunatamente immune. John a questo punto della sua vita non chiede molto, e proprio per questo è moltissimo, vuole solo divertirsi e suonare ciò che desidera, che sia su disco - “Sto facendo questo disco e rido a crepapelle. Non sono sicuro se sia perché penso che sia fantastico o perché penso che sia folle." – oppure dal vivo, come accadrà anche questa estate, quando avrà modo di trovare il piacere con gli interminabili assoli della band che fu di Jerry Garcia.

(Articolo originale su Rockol.it)

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