Flop Recensione

Il sesto album di Salmo è, musicalmente, il suo progetto più completo. Recupera alcune sonorità aggressive rock e martellanti degli inizi, non rinuncia ad alcune forti incursioni nel pop come già avvenuto in “Playlist” del 2018, ma è anche capace di allargare i confini musicali del rapper sardo, che in “Flop” non rinuncia a mettersi alla prova. Lo fa su produzioni studiate nel dettaglio, diverse curate personalmente. Alcune sono più morbide e ammiccanti, altre hanno l’effetto di un anfibio che schiaccia un paio di infradito. Salmo si muove in equilibrio costante fra questi mondi: per alcuni potrebbe sembrare un compromesso e deludere le aspettative, ma in realtà il mix fra attitudine underground e respiro mainstream è diventato ormai la cifra stilistica del rapper, quella che l’ha portato al vero successo. D’altronde lo dice anche nella title track: “È ok, sono un venduto, è ok, chi se ne frega”. Delle critiche se ne sbatte e va avanti per la sua strada.

I temi principali

Dentro “Flop” ci sono tutti i codici musicali e di scrittura di Salmo, ma anche qualche incursione inaspettata. Ad accompagnarlo ci sono quattro feat: Noyz Narcos, Marracash, Gué Pequeno e Shari. I primi tre, colonne portanti del rap italiano, non deludono e sfornano barre potenti ed evocative, in particolare Noyz, mentre la giovane cantante, conosciuta per la collaborazione con Benji e Fede nel brano “Sale”, è la voce perfetta per un brano strappalacrime. “Flop” non è un concept a tutti gli effetti, ma ha alcuni temi ricorrenti che lo rendono comunque un progetto massiccio le cui canzoni, in molti casi, si collegano fra loro: il successo, la religione, l’amore e la salute mentale, messa a dura prova nel periodo più duro della pandemia. La cover si ispira all'opera "L'angelo caduto" di Alexandre Cabanel del 1868. 

Salmo, in più frangenti, scandaglia i lati oscuri di una continua corsa alla vetta che stravolge e fa marcire le vite, avvelenando il vero spirito per cui si è spinti, soprattutto a inizio carriera, a fare musica. Una metamorfosi che, se non viene domata e capita, rischia di portare a far impazzire e a destabilizzare. In alcuni momenti affronta la questione con la sua solita ironia, in altri con una consapevolezza dolorosa che lo porta, provocatoriamente, ad accettare di deludere, a mettere in conto il “Flop”, fregandosene degli attacchi. Nella skit “Vivo”, monologo dell'attore romano Josafat Vagni, questo concetto è esplicato con frasi che raccontano in modo chiaro quanto il successo faccia più rumore “quando precipita”. In una società in cui bisogna sempre essere “performanti” e al top, Salmo sembra rivendicare il “diritto all’errore”.

Traccia per traccia

L’album parte con due brani che sanciscono “il ritorno del Salmone” sulla traccia: “Antipatico”, in cui non manca la critica sociale sull’ossessione dei ragazzini per le armi, e “Mi sento bene”, prodotto da Andry The Hitmaker, in cui il rapper inizia a mostrare le catene che si sente addosso in certi momenti. “Criminale” è un pezzo dal sound rock in cui Salmo gioca con la voce e prendendo il machete fa a brandelli la scena, mettendo nel mirino il trattamento riservato alla musica dal vivo durante il Covid: “Adesso son tutti criminali, ma a nessuno frega più un cazzo della musica. Siamo diventati il sottofondo di un podcast, un balletto per TikTok. Sembra di vedеre un film senza colonna sonora”. “Ghigliottina” con Noyz è un pezzo rap alla “vecchia” senza filtri e compromessi, mentre “In trappola” e “La chiave” con Marracash sono canzoni che si parlano perché affrontano da prospettive diverse la fama e i suoi effetti. Nella seconda Salmo è protagonista di un ritornello più pop, che lo fa uscire dalla sua zona di comfort rapcore. Mette la voce davanti a tutto. 

“Kumite”, su produzione di Takagi & Ketra, arriva come un fulmine a ciel sereno: una canzone d’amore dalle tinte latin che lascerà spiazzati i fan della prima ora. Con “Che ne so” tornano l’aggressività e l’irriverenza mentre con “Yhwh”, traccia in cui spunta Gué, si predilige la sperimentazione sonora. “Hellvisback 2” e “A Dio” sfrecciano sulla strada del rock, che nel primo caso sembra voler quasi rievocare Chuck Berry, mentre nel secondo un certo blues acustico che bene si sposa con un testo popolato da santi e banditi (è Alex Britti a suonare la chitarra: il musicista romano, con il quale Salmo duettò già nel singolo "Brittish", è accreditato anche come co-autore del brano). “Fuori di testa” (ispirata a "I'm So Crazy" dei Par-T-One) è il Salmo più spinto, da salto e da pogo, che fa da apripista a “Marla”, canzone d’amore jazzata, e alla più dolce e pop “L’angelo caduto”. Il disco si chiude con la title track, brano intriso di rock ed elettronica, e la divertente “Aldo ritmo”.

(Articolo originale su Rockol.it)

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