Sotto Cassa Recensione

In fondo, quando ci si mette, Carl Brave sa scrivere buone canzoni, oltre a quelle hit che – piacciano o meno – fanno la loro parte in classifica (l’ultima della serie è “Makumba”, tra i tormentoni dell’estate 2021, incisa insieme a Noemi). Lo aveva dimostrato già nel suo ultimo album, “Coraggio”, uscito alla fine dell’anno scorso: pezzi come “Le guardie” e “Fratellì”, su tutti, testimoniavano il passo in avanti nella scrittura, rispetto alla cronaca del quotidiano – sua e dei suoi coetanei – dallo stile neorealista che aveva caratterizzato prima i brani di “Polaroid”, l’album frutto del sodalizio con Franco126 che ormai quattro anni fa lo lanciò, e poi quelli del disco d’esordio da solista, “Notti Brave”. E lo conferma in almeno un paio dei pezzi di questo nuovo lavoro, “Sotto cassa”, tutto autoprodotto.

“Matrimonio Gipsy”, con Myss Keta e Speranza, è il racconto di un matrimonio un po’ pazzo, un po’ alla Spadino e Angelica di “Suburra” (avete presente la serie Netflix, no?): “Il barista pare Papa Bergoglio / gli dirò: bro, fammi due Manhattan / lui mi dice: basta, stai tipo a quaranta / gente balla scalza / brindisi agli sposi, so’ i cori”, rappa Carl Brave. “Non andrà per le lunghe” è una riflessione in rime sulla caducità della vita. Messa così sembra roba stile filosofia for dummies, e forse lo è, a modo suo: “’Sta vita è un b&b, è l’ultimo goccio annacquato di un drink / qua nessuno ha mai capito il trick, se ci penso, mi riempio di tic”.

“Sotto cassa” è di fatto un doppio album in uno: le sei canzoni che ne fanno parte sono infatti proposte sia in versione da studio, prodotte strizzando l’occhio a sonorità elettroniche, sia in versione demo, fatte chitarra e voce sotto forma di skit (senza la produzione a volte un po’ troppo ingombrante suonano pure meglio – a quando un disco tutto così?), riprendendo le atmosfere del tour teatrale di due anni fa con il quale dimostrò di sapersela cavare non solo di fronte a 25 mila spettatori – come al Rock in Roma nel 2019 – ma anche in dimensioni più intime, raccolte.

Allo stile che ha contribuito non poco al suo successo da “Polaroid” a “Notti Brave” il cantautorapper trasteverino non sembra essere intenzionato comunque a rinunciare. In “Brutto esempio”, con Gemitaiz, torna a ritrarre scene di vita romana: “Giro come un marocchino in piazza a San Lorenzo / ma non vendo, brutto esempio”. E lo stesso fa in “Piazza Trilussa”, con Pretty Solero, dal nome dello spiazzale al confine della sua Trastevere, epicentro della movida. Citando pure un personaggio noto ai romani come il Mago Guarda, un performer di origine bengalese che si esibisce abitualmente tra la stessa Piazza Trilussa e Campo de’ Fiori: “La scia della puzza di auto, torna a casa anche il Mago Guarda / la gola che raschia, mi reggo in piedi appoggiato a una Panda / come sempre mando tutto a monte, c’è una pizza di spaccio sul ponte”. Adesso aspettiamo la prossima hit.

(Articolo originale su Rockol.it)

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