BLESSINGS AND MIRACLES Recensione

Carlos Santana ha 74 anni ma è pienamente in attività, a soli due anni e spiccioli da "Africa Speaks" il chitarrista messicano torna a noi con un nuovo album, "Blessings and Miracles". Fermo restando che la spiritualità (vedi il titolo, del quale dice che "deriva dalla mia convinzione che siamo nati con poteri celesti che ci permettono di creare benedizioni e miracoli. Il mondo ti programma per non essere degno di quei doni, ma dobbiamo utilizzare la luce, lo spirito e l'anima: sono indistruttibili e immutabili.” ) rimane sempre al centro della sua opera e della sua persona, il nuovo disco si distingue dal capitolo precedente innanzitutto nella roboante scelta degli artisti ospitati, anche se Santana ha un altro punto di vista, “Io non scelgo le persone. È come se io fossi stato scelto". La presenza nel disco di musicisti già affermati manda il pensiero, oltre venti anni dopo, a "Supernatural", il blockbuster da oltre trenta milioni di copie vendute che lo riportò al centro del ring musicale quando nel comune sentire era percepito – nonostante avesse allora poco più di 50 anni – come un vecchio arnese legato a doppio filo con il festival di Woodstock, il primo, quello originale del 1969.

Tanti ospiti, anche di famiglia

Si viene indotti a pensare a "Supernatural" anche perché il primo singolo dell'album, "Move", lo vede collaborare nuovamente con il cantante dei Matchbox Twenty Rob Thomas e cercare così di rinverdire i fasti raggiunti ventidue anni fa dalla superhit “Smooth”. La lista degli ospiti presenti in "Blessings and Miracles" è abbondante e variegata. Kirk Hammett, chitarra dei Metallica, è arruolato per "America for Sale", il brano più smaccatamente hard rock dell'intero album che si avvale anche della voce di Marc Osegueda, per non dare adito a fraintendimento alcuno, cantante dei metallari Death Angel. Il motore gira a pieni giri anche in "Peace Power", che è sostenuta dall'ugola dal cantante dei Living Colour Corey Glover. L'ex ragazzo prodigio dell'r'nb britannico degli anni Sessanta Steve Winwood lo asseconda in una versione latineggiante della immortale "A Whiter Shade of Pale" dei Procol Harum. In "She's Fire", scritta da Diane Warren, è il rapper G-Eazy (“È così talentuoso", dice Santana) ad esprimere tutta la propria passione per una ragazza che lo sta mandando ai matti citando il magico Carlos ("as Santana plays the melody/I cry with this guitar, the vibrations that are sent to me"). L'entrata dell'album, il padrone di casa, se l'era tenuta tutta per sé con le strumentali "Ghost of Future Pull/ New Light" e, vedi un po', "Santana Celebration". Mentre per la incalzante "Rumbalero" il microfono lo requisisce il figlio Salvador che lo cede alla sorella Stella nella sognante "Breathing Underwater". Si rimane sempre in famiglia nel romantico strumentale "Song for Cindy", zuccherino omaggio alla moglie Cindy Blackman. L'intensa interpretazione della componente delle Fifth Harmony Ally Brooke viene ottimamente accompagnata dalla chitarra in "Break". "Joy" si adagia su un ritmo reggaeggiante e sul timbro vocale della stella del country Chris Stapleton. Prima del congedo affidato a "Ghost of Future Pull II", che chiude come si era iniziato, lasciando nella testa il profumo di un ultimo assolo del talento di Autlan de Navarro c'è spazio per "Angel Choir/All Together" e per ascoltare il piano del leggendario Chick Corea scomparso lo scorso febbraio.

Una chitarra al servizio dell'umanità

Lo 'sciamano' Carlos Santana, al solito, è alla ricerca dell'equilibrio cosmico e non ha alcuna difficoltà a legare con il suono della sua chitarra generi musicali molto diversi tra loro per diffondere al mondo il suo messaggio di pace e armonia. Si è accennato in precedenza alle somiglianze con "Supernatural": in "Blessings and Miracles" non sono presenti brani così 'forti' (come là) da monopolizzare la messa in onda radiofonica, ma a questo punto della sua storia umana e artistica, a Carlos interessa avere una hit nella misura in cui questa può essere funzionale alla diffusione del suo messaggio. La vera verità è che il suono della sua chitarra è inconfondibile come il profumo del pane appena sfornato e proprio come il pane non possiamo fare a meno di pensare che tutto ciò sia e sia stato una benedizione e un gran miracolo.

(Articolo originale su Rockol.it)

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