Siamo Qui Recensione

C’è l’attualità. A partire dal brano che apre il disco, “XI comandamento”: una cavalcata rock che ricorda le atmosfere de “Gli spari sopra”, solo che stavolta i proiettili sono rivolti a populismi e estremismi. “Come sarebbe la società, nelle loro mani?”, si domanda Vasco, lasciando intendere che la speranza e l’ottimismo di “Un mondo migliore” hanno già lasciato il posto a disillusione e amarezza. Del presente parla anche il singolo che dà il titolo al disco intero, “Siamo qui”, in cui l’ispirazione di Heidegger permette al rocker di Zocca di parlare dei guai della condizione umana: “Siamo qui, soli e delusi / a confondere quello che sei dentro quello che usi”. Controbilancia con un pezzo più scanzonato e divertente: “L’amore l’amore” parla di amore fluido, “lei con me / lui con te / lei con lei / lui con lui / lui con lei / lei non c'è / lui dov'è / lei perché”, e piacerà alla comunità lgbtq+. Ma in “Siamo qui”, che i fan del Kommandante aspettavano da sette, lunghissimi anni (tanti quanti ne sono passati dall’uscita del precedente “Sono innocente” – mai un intervallo così lungo nella sua discografia tra un disco e l’altro), Vasco ritrova soprattutto la sua storia. E la canta.

“Siamo qui”, la canzone, porta la firma di Tullio Ferro, che con Rossi scrisse – tra le altre – “Vita spericolata”, “Brava Giulia”, “Ciao”, “Liberi liberi”, “Vivere”, “Gli angeli”, “Sally”, “Siamo soli”, “Stupido hotel”.  “L’amore l’amore” e “La pioggia alla domenica” sono state scritte con Roberto Casini e Andrea Righi della Steve Rogers Band, il gruppo di spalla di Rossi negli Anni ’80. In “Ho ritrovato te” c’è lo zampino di Gaetano Curreri, il leader degli Stadio, braccio destro di Vasco dagli esordi. E in qualche modo c’è pure Guido Elmi, lo storico produttore di Vasco, scomparso nel 2017 poco dopo il concerto-evento di Modena Park con il quale il rocker celebrò i suoi quarant’anni di carriera: non fece in tempo a finire di scrivere “Tu ce l’hai con me”, poi completata da Vasco insieme a Vince Pastano, capobanda del gruppo che accompagna Rossi dal vivo da ormai qualche anno a questa parte e ora promosso a successore dello stesso Elmi.

C’è il tocco del chitarrista nei pezzi più rock del disco, dalle stesse “XI comandamento” a “L’amore l’amore” passando per “Prendiamo il volo”. Le ballad invece sono state affidate a Celso Valli, legato a Vasco da una collaborazione e un’amicizia ultratrentennali, un sodalizio che ha portato alla nascita di classici come “Sally”, “Un senso”, “Il mondo che vorrei”: pezzi come “Siamo qui” e “Una canzone d’amore buttata via” rappresentano l’ideale altra metà dell’album.

Non aspettatevi scelte spiazzanti o sorprese: “Siamo qui” è un album in perfetto stile Vasco Rossi, che da anni ormai gioca in un campionato tutto suo nel pop-rock italiano, e continua a fare quello che vuole senza inseguire le mode e le tendenze. Autocelebrativo, vero (quelle di Modena Park, di celebrazioni, sono andate avanti per mesi, tra disco dal vivo, speciali tv, film). Ma capace – e non è scontato, per un signore che a febbraio compirà 70 anni, 45 dei quali trascorsi sui palchi e in studio di registrazione – di stare anche sul pezzo.

(Articolo originale su Rockol.it)

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